Amore è trovare l’altra metà della mela? Amare è trovare l’altra metà e accettare la sua personalità!

 
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Amore è trovare l’altra metà della mela? Amare è trovare l’altra metà e accettare la sua personalità!

Pubblicato da Annunci-Single in Il Blog dei Single, Salute e Benessere 25 Mag 2016

Amare è fatica.…… Sentiamo le farfalle nello stomaco, stiamo quasi male…….questa è la fase dell’innamoramento iniziale.

Gli anni passano….e sarete ancora insieme, facendo gli stessi gesti, uguali, tutti i giorni e se sarete ancora insieme vorrà dire che il vostro innamoramento  si è trasformato in amore. 

E se dopo tanti anni, riuscite ancora ad abbracciarvi e a desiderarvi vorrà dire che avrete passato tanti giorni uguali a se stessi indenni… Con litigate, screzi e musi lunghi ma consapevoli di voler essere li e soltanto li, su quel divano.

L’amore muta e si trasforma perché siamo noi che cambiamo, che cresciamo sino a diventare una cosa sola? No, non credo che essere una cosa sola sia quello a cui dovrai ambire e non credo che sia neanche la ricetta per l’amore eterno. Credo che tu dovrai restare te stesso e lei se stessa.

L’altra metà della mela? Ognuno è il frutto che vorrà essere!

 

Cercalo in te stesso e solo quando riuscirai a trovare il tuo pezzo o farti bastare quello che hai potrai davvero amare qualcuno.

L’errore è credere che per l’amore eterno ti serva una tua metà, mentre solo tu sei la tua metà. E la persone che ti sta accanto è quello che tu vuoi perchè diverso da te…

Già nel IV secolo a.C., Platone, nel suo Simposio e in particolare nel discorso di Aristofane ci racconta il mito per cui gli uomini in origine erano costituiti da due persone unite, andavano in giro con quattro gambe, quattro braccia, due teste e cosi via; tronfi della loro condizione privilegiata, irritarono non poco gli dei dell’Olimpo che li minacciarono di sterminio, ma Zeus, compassionevole, preferì renderli più deboli e per questo innocui.
Per fare ciò, decise di dividerli, rendendoli incompleti per l’eternità. È questa la ragione, secondo Platone,  per cui l’uomo da sempre cerca l’altra metà perduta cercando di  soddisfare il suo bisogno di completezza e in qualche modo, sopperire alle sue mancanze.

In tempi più recenti, vari autori hanno chiarito il significato del concetto di collusione e sopratutto come questo caratteristica si articola all’interno della coppia.

Il termine collusione deriva dal latino cum ludere che significa giocare insieme e all’interno della coppia si identifica con un’intesa inconfessata e inconscia fra i due partner, come un patto che si regge sull’incontro di antichi bisogni insoddisfatti e che i partner cercano di colmare l’uno attraverso l’altro. Solo attraverso quel partner che svolge nei nostri confronti quel tale ruolo, noi ci sentiamo finalmente completi, siamo veramente. Anche l’altro partner completandoci, si completa: il ruolo che svolge per completare l’altro, è il ruolo che vuole svolgere, per essere completo a sua volta.

L’incontro di due bisogni fortemente compatibili, genera l’innamoramento, ciascuno aveva pensato che l’altro l’avrebbe liberato dal proprio conflitto di fondo ed è questo il motivo dell’innamoramento: pensare che l’altro ci risolverà il problema. In uno stato cosi , una storia può andare avanti per molto tempo, a volte per sempre.

Ma, per sfortuna o per fortuna, niente al mondo è stabile, al flusso segue sempre il riflusso: niente quindi è immutabile. 
Non appena uno dei due partner cambia e smette di rivestire quel ruolo chiave, inevitabilmente le dinamiche collusive messe in atto fino a quel momento, saltano, esplodendo nel conflitto. Il motivo di fondo delle crisi di coppia sta nel fatto che non ci si vuol confrontare, né con i propri bisogni insoddisfatti né con quelli dell’altro.

La solitudine rappresenta la condizione per l’interazione produttiva e per lo scambio; la solitudine è data dal superamento della confusione emozionale che deriva dal mettere negli altri le proprie fantasie di completezza; confusione che non si supera mai del tutto, ma che può essere limitata, man mano che si organizza il riconoscimento dell’estraneo. La solitudine ha a che fare quindi, con un riappropriarsi delle proprie emozioni, anche di quelle che più teniamo nascoste e ciò può essere angosciante ma con la solitudine, si può riorganizzare il proprio sistema emozionale, costruendo nuove dinamiche collusive, capaci però di accrescere l’una e l’altra persona attraverso uno scambio produttivo.


 

Fonte: “La collusione nella coppia” di Davide Algeri-Psicologo

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