La dipendenza affettiva, se non controllata rovina un rapporto di amore

 
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La dipendenza affettiva, se non controllata rovina un rapporto di amore

Pubblicato da Annunci-Single in Il Blog dei Single, Salute e Benessere 15 Apr 2016

Negli ultimi anni, assieme alle dipendenze che l’animo umano ha dovuto sostenere  (droga,gioco ecc.) rientra anche la dipendenza affettiva, che non dà danni al corpo ma all’anima.
La dipendenza è un fenomeno tipico dell’essere umano (e di alcuni animali), vedi il neonato con la mamma, quindi di per sè non ha nulla di patologico

Per tutta la vita sperimentiamo situazioni di dipendenza, sia in amore che in altre forme di legami: lo studioso  J. Bowlby è stato il primo a parlare dell’importanza dell’attaccamento.

Secondo lo studioso, il “legame” tra la mamma ed il bambino, iniziano durante la gravidanza (che iniziano già durante la gravidanza, e successivamente durante la nutrizione, l’abbraccio, il conforto, gli sguardi ecc.c
Questo periodo dello sviluppo è molto importante perché porta allo crescita del sistema che guiderà le interazioni e gli scambi relazionali e affettivi.

Se si verificano esperienze di rifiuto, da parte di uno dei genitori (o da entrambi),  il bambino sperimenta inconsapevolmente che non merita di ricevere l’amore e non ne capisce il motivo e quindi fa di tutto per farsi voler bene, si crea un legame odio-amore.

Sulla base di tutto ciò, si crea una vera dipendenza: sensi di colpa, rancore e rabbia nei confronti del partner, paura di perdere l’amore, senso di abbandono, profonda gelosia, totale dedizione al partner e annullamento di sè, bassa autostima.

Chi ha una dipendenza affettiva, nell’amore vede la risoluzione dei propri problemi: il partner assume il ruolo di un salvatore, egli diventa lo scopo della sua esistenza, la sua assenza anche temporanea da un profondo senso di angoscia.

Per riempire questa voragine esistono tanti altri modi: l’alcool, il fumo, il cibo, il super lavoro, le relazioni multiple…. non si potrà mai colmare veramente, quel vuoto, ma aiuta a distrarsi, a non sentire,  ma il problema, rimane!

Chi è affetto da dipendenza affettiva non riesce a cogliere ed a beneficiare dell’amore nella sua profondità ed intimità.

A causa della paura dell’abbandono, della separazione, della solitudine, si tende a negare i propri desideri e bisogni ostacolando la propria crescita personale.

La persona “dipendente”  cerca una o poche relazioni esclusive, sia con il partner che con gli amici, così da riprodurre quello schema comportamentale instauratosi nella fase post-natale.

Quando non riesce a vivere un rapporto di coppia rimane intrappolato “negli schemi del passato”, alimentato dalle paure di solitudine e d’abbandono, e dalla speranza che l’altro si prenda cura di lui.

La guarigione dipende dall’acquisizione di un’ autonomia affettiva; vogliamo il nostro “uomo” o la nostra “donna” perché li vogliamo, perché li scegliamo, non perché abbiamo bisogno di loro per esistere.

Giungere a questo livello non è semplice, anche perché nonostante il forte malessere è molto difficile chiedere aiuto per la pura del rifiuto. Il momento significativo che porta i dipendenti affettivi a chiedere aiuto, come nelle diverse forme di dipendenza, avviene quando si tocca il fondo, quando si ha la percezione del vuoto, della perdita di identità, della rabbia e dalla frustrazione di non vedere ricambiata la dedizione e il loro amore.

Durante questi dolorosi momenti si convincono che qualcosa non va, e trovano la spinta necessaria ad uscire dal circolo vizioso della dipendenza affettiva.
In questo processo di acquisizione il ruolo di amici e persone care può essere fondamentale, ma non sufficiente.
La ricerca di un esperto psicoterapeuta a cui affidarsi, permette di scoprire i nodi che hanno dato origine al circolo vizioso e di sperimentare una sana relazione di attaccamento, che può essere risolutiva, rispetto al malessere provato.

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