I tre passi per liberarsi da un amore infelice

 
tre passi per la separazione

I tre passi per liberarsi da un amore infelice

Pubblicato da Annunci-Single in Il Blog dei Single 01 Mar 2016

Ecco i tre passi per liberarsi da un amore infelice

le storie d’amore patologiche possono essere autodistruttive, come anticipato ieri, ecco come riuscire a potersi liberare da queste contizioni, l’esperto ci aiuta con i suoi consigli.

1) capire che è una relazione sbagliata
Il primo passo (che non è per nulla semplice) è ammettere con se stessi che in quel rapporto si sta
male.Spesso la persona coinvolta in una relazione distruttiva attiva dei meccanismi di difesa per
soffrire meno, quindi tende a minimizzare o a giustificare le mancanze di rispetto del partner ( lui mi
tradisce ma in fondo so che mi ama, sparisce per giorni ma so che ritorna, ecc).
E’ importante è iniziare a guardare la situazione in n modo obiettivo e in questo può aiutare il confronto
con coppie che hanno dei modelli di relazione più appaganti.

2) Rinunciare all’illusione di cambiare l’ altro
Il secondo passo è quello di rinunciare all’illusione di cambiare l’altro. Questa illusione di nasce dalla
convinzione inconscia di poter avere un controllo sul comportamento del partner ( per cui se lui non mi ama è perchè riesco a farlo innamorare, se lui mi tradisce è perchè non sono abbastanza femminile, e via dicendo).
Pertanto, bisogna prendere consapevolezza che il modo in cui il partner ci tratta non dipende da quello che noi siamo, ma da dipende da quello che lui/ lei è.
Il problema non è che il partner non ci ama ma non ama perchè non è in grado di amare.
Quando si comprende che il comportamento del partner dipende da problematiche sue sulle quali non possiamo avere nessun controllo, diventa più facile disinvestire in una relazione che provoca solo sofferenza.

3) Ricostruire l’autostima
Il terzo punto per liberarsi da un amore patologico è cominciare a ricostruire la propria autostima, cercando altre aree di soddisfazione oltre al rapporto.
Bisogna lavorare per ridurre gradualmente la propria dipendenza dal partner da tutti i punti di vista: economico,materiale, affettivo, investendo sulla propria crescita personale e coltivando amicizie, interessi, il lavoro e la spiritualità.

Se non si riesce ad uscire da soli un amore patologico, bisogna farsi aiutare.
A volte possono bastare pochi colloqui per trovare la forza di uscire da un amore distruttivo.

Psicologia del divorzio e della separazione
Il divorzio è una delle esperienze più dolorose e laceranti che una persona possa sperimentare nel corso della propria esistenza, soprattutto quando la separazione non è stata desiderata ma viene subita.
Accettare l’abbandono della persona amata richiede tempo (come minimo un anno)) e un processo psicologico complesso di elaborazione della perdita che per certi versi è analogo a quello che avviene alla morte di una persona cara.
Chi e’ stato lasciato attraversa una specie di “tempesta emotiva” caratterizzata da fasi ben specifiche in cui si provano dei sentimenti molto intensi di rabbia, dolore, delusione e disorientamento.
Ciascuno vive la fine della relazione a modo suo: in alcuni predomina la componente depressiva, in altri la rabbia per l’abbandono subito e il bisogno di vendetta.

La fase di negazione
Nelle prime fasi della separazione, la negazione è l’aspetto predominante.
Raramente la separazione avviene di comune accordo: di solito, quando la relazione finisce c’è un partner che prende l’iniziativa della rottura, cogliendo l’altro completamente di sorpresa.
Non è infrequente che chi è stato lasciato, faccia commenti del tipo:” Avevamo un matrimonio felice e l’ultima cosa che mi sarei aspettato è che volesse divorziare” oppure “c’erano dei problemi ma non pensavo che fosse così infelice”.
Infatti, non sempre il coniuge che decide di porre fine al matrimonio ha il coraggio di esplicitare i
suoi dubbi e la sua infelicità.
In molti casi il partner che lascia, fino al giorno della rottura continua a comportarsi normalmente, senza lasciare trapelare esplicitamente la propria insoddisfazione.
Persino quando tutto procede “abitualmente”, partner che non ama più manda senza volerlo una serie di messaggi sotterranei di noia e di disinteresse che l’altro sembra incapace di cogliere.
Ma anche quando il partner mostra in modo inequivocabile il suo disamore, il coniuge più innamorato nega anche l’evidenza.
La ragione di tale cecità psicologica sta nel meccanismo della negazione, un meccanismo di difesa che ci permette di proteggerci dall’impatto di eventi traumatici , semplicemente negandoli.
Chi viene lasciato non riesce a credere che sia veramente finita, che l’altro lo voglia lasciare e che
non lo ami più perciò continua a sperare in un improvabile ritorno di fiamma contro ogni logica e
ogni evidenza.

Da quando mi hai lasciato, tutto mi è indifferente
Quando la negazione è particolarmente forte ( e più intenso è il coinvolgimento emotivo più intensa
è la negazione) si vive un temporaneo stato di indifferenza e apatia o addirittura di ottimismo ed
euforia.
E’ il caso di quelle persone che sembrano affrontare il divorzio con perfetto aplomb e si mostrano subito pronto a voltare pagina, negando qualsiasi sofferenza.
Al contrario di quello che può sembrare, questa reazione tradisce un profondo turbamento emotivo e può essere il preludio ad un tracollo psicologico successivo.

Adesso che tu mi lasci, mi crolla il mondo addosso
La maggior parte delle persone quando cominciano a rendersi conto che è finita e che il partner
vuole veramente lasciarle, sperimenta un’ intensa sensazione di ansia e disorientamento.
Tale incertezza deriva dal rendersi conto di dover affrontare, forse per la prima volta, il mondo da
soli.
Una relazione amorosa consolidata è un punto di riferimento importante e rappresenta in un certo senso una fonte di scurezza, proprio per questo quando una relazione significativa si conclude ci ha la sensazione che il proprio mondo vada in pezzi e ci si sente sperduti e vulnerabili.
I cambiamenti sono sempre faticosi, anche quando sono voluti e desiderati e chi subisce la separazione
è costretto ad affrontare suo malgrado una serie di cambiamenti piccoli e grandi in tempi molto rapidi.
Nessuna meraviglia che in un periodo così stressante, la salute ne risenta (dopo una separazione non voluta la probabilità di ammalarsi aumenta vertiginosamente!).
Molte persone comincino ad accusare per la prima volta una serie di sintomi psicofisici quali insonnia persistente, disturbi alimentari, estremo nervosismo, disturbi psicosomatici, ecc.
Altre persone nel tentativo di gestire l’ansia legata al radicale cambiamento di vita cercano di stordirsi con comportamenti compulsivi (spese eccessive, mangiare o bere troppo) o adottando uno stile di vita completamente diverso dal precedente per esempio, il marito pantofolaio che esce ogni sera e fa le quattro del mattino o la moglie
fedele che ha una serie di avventure di una notte.

Rimorsi e sensi di colpa
Non appena le questioni pratiche si sono sistemate e ci si ritrova a dover fare i conti con il letto vuoto, la casa silenziosa, e con tutti i cambiamenti che comporta la nuova vita da single, la maggioranza delle persone inizia a sperimentare una profonda sensazione di depressione.
La depressione deriva dal fatto che si comincia a renderci conto della perdita subita ma non si riesce ( e non si vuole!) accettarla.
Durante la fase depressiva, la persona che è stata lasciata si addossa tutta la responsabilità del fallimento del matrimonio e si macera nel rimorso e nel senso di colpa.
In altre parole, continua a credere che se non avesse fatto certi errori, se avesse avuto un carattere diverso, sarebbe ancora felicemente sposata.
Paradossalmente questi dubbi sono la prova dell’attaccamento verso l’ex e della buona volontà di far funzionare il matrimonio!
A volte, i rimorsi e i rimpianti vengono indotti dal ex partner: chi lascia, per sentire meno il peso del senso di colpa, si difende scaricando la responsabilità sulla persona viene lasciata.
Questa fase è molto delicata dal punto di vista psicologico perché se non viene superata, si rischia
di perdere completamente l’autostima.
L’ abbandono del partner viene vissuto come la prova della propria inadeguatezza personale.
Dal punto di vista psicologico, il ritenersi completamente responsabili della fine della relazione ha un altro risvolto: inconsciamente crediamo che se tutto dipende da noi e se la relazione è fallita per colpa nostra, se ci impegniamo abbastanza la relazione potrà essere riportata in vita. Purtroppo questo non si verifica quasi mai : infatti,
nel momento in cui l’altro non vuole più stare nel rapporto( e non vuole neppure fare un tentativo per salvarlo) è evidente che non esiste piu’ una relazione.
In questo caso non c’è più una coppia ma solo una persona sola che si illude di far ancora parte di una coppia.

Una profonda rabbia
Dopo alcuni mesi o settimane di depressione, comincia ad insorgere verso l’ex partner un sentimento
di rabbia:mentre prima ci si incolpava del fallimento della relazione, adesso tutti i torti vengono attribuiti al partner.
Chi e’ stato lasciato si percepisce come la vittima di una persona indegna che gli ha rovinato la vita.
In questa fase è normale provare un sentimento di rancore intenso nei confronti del proprio ex, nutrire
dei desideri di vendetta o avere delle fantasie aggressive.
E’ una reazione normale e assolutamente necessaria del processo di guarigione psicologica, tuttavia se questi sentimenti non vengono elaborati in modo adeguato, si finisce per trascorrere tutta la vita sentendosi delle vittime e precludendosi la possibilità di amare di nuovo.

Una nuova rinascita.
Dopo aver attraversato tutte le emozioni dolorose che l’elaborazione della separazione comporta, la persona che è stata lasciata si rende conto che la vita gli offre numerose prospettive al di là del
matrimonio.
Inoltre, molte persone escono dalla separazione con una rinnovata autostima e con una maggiore
consapevolezza delle proprie capacità proprio perché hanno dovuto cavarsela da sole e padroneggiare sfide che ritenevano di non essere in grado di affrontare.
Tutte le esperienze negative offrono anche una possibilità di crescita e uno dei possibili doni che la fine del matrimonio comporta è quello di potersi riappropriare di aspetti della propria personalità
che sono stati sacrificati nella vita di coppia.
Non sono poche le persone che si rendono conto di desiderare uno stile di vita molto diverso da quello che conducevano con il loro partner. Una tipica reazione che si prova dopo la fine di una relazione, è la consapevolezza di quanto di se stessi si è sacrificato nel matrimonio.
Infatti, spesso per tenere in piedi un rapporto, specialmente quando non funziona, si è costretti ad accantonare sogni, interessi, preferenze ed aspirazioni.
Con la separazione gradualmente si comincia a diventare consapevoli e a ricoprire aspetti della propria personalità che erano stati annullati nella coppia.
Riprendere possesso di interessi e potenzialità dimenticate è sempre un momento entusiasmante: si ha l’impressione di vivere una seconda adolescenza e di poter fare delle scelte ( anche in campo affettivo) più in sintonia con i bisogni
profondi.
Tuttavia, se passano i mesi e si sta sempre male, se rabbia e tristezza diventano compagni delle nostre giornate, può essere utile intraprendere un percorso per ritrovare la serenità.
A volte bastano pochi incontri per imparare a vedere le cose con una prospettiva diversa e aprirsi a nuove possibilità di vita.

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